Per sedare i rumors, dopo innumerevoli polemiche su Caivano, è intervenuto Luigi Esposito, il presidente del Consiglio. Non è una novità ormai che, le questioni di natura pubblica riguardanti l’operato dell’amministrazione attuale, debbano diventare polemiche innescate sui social, superando di gran lunga il numero delle interrogazioni che alcuni consiglieri di minoranza potrebbero fare e non fanno, a tal punto da richiamare tutti agli attenti.
In una nota, il presidente del Consiglio, Luigi Esposito, ha invitato ad confronto politico più autorevole ed apre una riflessione sul clima che sta accompagnando questa fase amministrativa. Criticare è indispensabile. Insinuare senza elementi, alimentare sospetti e trasformare i social in un’arena permanente rischia invece di impoverire il dibattito e, paradossalmente, di danneggiare proprio chi sceglie questa strategia.
È inevitabile che la discussione pubblica non può ridursi a una contrapposizione tra bianco e nero. Non è più sostenibile la continua estremizzazione di ogni concetto. Non si può assistere continuamente ad uno scontro tra tifoserie contrapposte che si schierano di volta in volta a favore del proprio beniamino di turno.
Un’esigenza questa, che appare ancora più evidente osservando il clima politico delle ultime settimane
Il diritto di criticare non è in discussione, questo è chiaro, anzi l’opposizione ha non soltanto il diritto, ma il dovere di controllare l’operato di chi governa. Una minoranza efficace individua problemi, analizza atti amministrativi, porta alla luce criticità sociali ed economiche, raccoglie le istanze dei cittadini e le trasferisce nelle sedi istituzionali. Può essere dura, severa, persino scomoda. È la democrazia.
Anzi, una buona opposizione può migliorare indirettamente anche l’azione della maggioranza, perché obbliga chi amministra a motivare le proprie decisioni, correggere eventuali errori e rispondere pubblicamente del proprio operato. Il problema nasce quando alla critica documentata si sostituisce la polemica permanente.
Il sospetto non può sostituire la prova
Una democrazia matura vive di domande, controlli e contestazioni. Ma vive anche di responsabilità.
Se si ritiene che un amministratore abbia commesso un errore, lo si dimostra attraverso gli atti. Se esistono anomalie, si indicano. Se emergono responsabilità, si documentano. Diverso è lasciare intendere che qualcuno possa avere tenuto comportamenti scorretti senza fornire elementi concreti a sostegno dell’accusa.
Il confine è importante anche sotto il profilo giuridico: un’insinuazione non costituisce automaticamente un reato, ma affermazioni lesive della reputazione, quando ricorrono determinate condizioni, possono assumere rilevanza anche sul piano della diffamazione. Prima ancora del diritto, tuttavia, esiste una questione politica.
La politica del “rumore” e l’effetto boomerang
C’è poi un elemento comunicativo che spesso viene sottovalutato. La polemica esasperata può apparire, nell’immediato, una strategia vincente. Produce commenti, condivisioni, indignazione. Alimenta engagement e crea l’impressione che chi urla più forte riesca a occupare lo spazio pubblico. Ma comunicazione e consenso non funzionano necessariamente così. Quando una narrazione negativa viene ripetuta continuamente senza essere accompagnata da elementi sufficientemente solidi, una parte dell’opinione pubblica può iniziare a percepirla come pretestuosa. Ed ecco il paradosso. Una strategia nata per delegittimare l’avversario può finire per rafforzarlo, perché sposta l’attenzione dal contenuto della critica al comportamento di chi la formula.
È il classico effetto boomerang della comunicazione politica! E può trasformarsi perfino in una forma di autosabotaggio. Come è successo in queste ore. Dopo la polemica innescata, il responsabile della comunicazione del Movimento Cinque Stelle – Gruppo Territoriale di Caivano, Pasquale Ristorato, ha deciso di dimettersi dall’incarico. Le motivazioni sono legate a sopraggiunti impegni lavorativi che non gli consentono di dedicare tempo al ruolo, ma sono arrivate in un momento cruciale per il movimento locale, che forse è nel pieno di una crisi comunicativa!
In sociologia, esiste il cosiddetto “Teorema di Thomas” che ci ricorda che quando gli individui definiscono una situazione come reale, essa diventa reale nelle sue conseguenze. Nella dinamica politica questo principio assume un significato particolarmente interessante: costruire continuamente uno scenario di scontro può finire per produrre realmente quello scontro, irrigidendo le parti e rendendo sempre più difficile qualsiasi confronto. Ma chi alimenta una rappresentazione esasperata della realtà rischia anche di restarne prigioniero.
Quello di cui ha bisogno oggi sono “argomenti, prove, proposte e responsabilità”
Questa città possiede competenze, professionalità, associazioni, cittadini, giovani, mondo scolastico, realtà ecclesiali e forze sociali capaci di produrre idee e visioni molto più profonde di certa dialettica social consumata nell’arco di ventiquattro ore. Ed è forse arrivato il momento di pretendere dalla politica la stessa maturità.
La minoranza faccia opposizione. Anche durissima. La maggioranza governi e accetti il controllo.
Entrambe, però, abbiano il coraggio di discutere sui fatti. Perché Caivano ha già conosciuto abbastanza rumore.E soprattutto una politica capace di comprendere che distruggere la credibilità dell’avversario a qualsiasi costo può sembrare una vittoria nell’immediato, ma quando a essere delegittimate sono continuamente le istituzioni, alla fine non vince nessuno. Perde la città.