Chi ha mandato Salvatore Calignano su quel tetto? È uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta sulla morte dell’operaio edile di 61 anni, vittima di una caduta in un complesso industriale di Caivano. Un interrogativo sul quale si concentra anche la linea difensiva di Michele De Rosa, datore di lavoro della vittima, interrogato ieri nell’ambito delle indagini. L’imprenditore, assistito dall’avvocato Ferdinando Letizia, ha risposto a tutte le domande del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari, escludendo di aver impartito disposizioni affinché il dipendente salisse sulla copertura dalla quale è precipitato.

Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, il capannone teatro della tragedia non rientrava nell’area in cui l’azienda di De Rosa stava eseguendo i lavori. L’operaio vi sarebbe salito per iniziativa personale oppure su indicazione di terzi, circostanza che resta al vaglio degli investigatori.

A sostegno della propria posizione, l’imprenditore ha prodotto contratti di lavoro, comunicazioni Unilav, documentazione relativa alla formazione dei dipendenti e DURC, con l’obiettivo di dimostrare la regolarità dell’azienda. Resta tuttavia da accertare perché Calignano si trovasse su quella copertura e quali misure di sicurezza fossero state predisposte per prevenire il rischio di caduta. Nei prossimi giorni sono previsti ulteriori accertamenti tecnici, in attesa della consulenza affidata a un ingegnere.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche Antonio Frezza e Nicola Frezza, indicati come committenti dei lavori e difesi dall’avvocato Giuseppe Toraldo. Tre posizioni al vaglio della magistratura per una tragedia che riaccende i riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Saranno gli approfondimenti investigativi a stabilire la dinamica dell’incidente e l’eventuale sussistenza di responsabilità penali.

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