Con una nota ufficiale del 7 ottobre, firmata dalla dirigente regionale Francesca Futura Bernardi, le ASL sono state invitate a controllare le prescrizioni, valutando per ciascun medico la tipologia e il numero degli esami richiesti, i quesiti diagnostici e le eventuali ripetizioni delle prestazioni.
Una decisione che solleva interrogativi sulla programmazione del servizio e sulla distribuzione delle responsabilità. Al centro delle critiche, infatti, non è la necessità dei controlli, ma il loro avvio soltanto dopo il raggiungimento di migliaia di prestazioni, con l’attenzione concentrata principalmente sui medici di famiglia.
Il numero degli esami non dimostra, da solo, eventuali inappropriatezze. Restano però da chiarire le modalità con cui le prestazioni vengono proposte ai cittadini e la presenza di una preventiva indicazione clinica. Secondo alcune segnalazioni, ancora da verificare, determinate farmacie avrebbero proposto o effettuato esami anche senza una precedente prescrizione del medico curante.
Il rischio denunciato è quello di trasformare il medico di famiglia in un semplice certificatore di prestazioni suggerite da altri, attribuendogli responsabilità che potrebbero riguardare anche le modalità di erogazione del servizio.
La Farmacia dei Servizi rappresenta un’opportunità per potenziare l’assistenza territoriale e facilitare l’accesso agli esami diagnostici. Tuttavia, la sua efficacia richiede criteri chiari, tracciabilità delle prestazioni e controlli sull’intera filiera sanitaria.
Da qui la richiesta di una regia regionale più incisiva, capace di verificare non soltanto le prescrizioni, ma anche l’attività delle farmacie e l’eventuale erogazione di prestazioni prive dei requisiti previsti.
La questione resta aperta: garantire una sanità di prossimità efficiente senza trasformare l’aumento delle prestazioni in un possibile spreco di risorse pubbliche. Perché l’appropriatezza degli esami deve essere assicurata fin dall’inizio del percorso assistenziale, non soltanto verificata a posteriori.