La riorganizzazione della medicina territoriale accende lo scontro tra le organizzazioni sindacali dei medici di famiglia. Al centro della controversia la Casa della Comunità di Volla, nell’ambito dell’ASL Napoli 3 Sud, dove la programmazione delle attività assistenziali ha provocato una dura presa di posizione della FIMMG Napoli e una successiva replica dello SMI, il Sindacato Medici Italiani.

Una contrapposizione che va oltre la semplice gestione dei turni e investe l’interpretazione dell’Accordo Collettivo Nazionale, la distribuzione degli incarichi e le responsabilità dell’Azienda sanitaria nell’organizzazione dei servizi.

La vicenda prende avvio dalla nota del Distretto Sanitario 50 del 7 ottobre, con la quale viene disposto, a partire dal 12 ottobre, lo svolgimento delle attività dei medici di medicina generale nella Casa della Comunità di via Einaudi, attraverso una turnazione dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 20.

Una disposizione contestata formalmente dalla FIMMG Napoli, che l’8 ottobre ha trasmesso una diffida alla Direzione Generale e alla Direzione Sanitaria dell’ASL Napoli 3 Sud, chiedendo la revoca o la rettifica del provvedimento.

Secondo la FIMMG, l’organizzazione prevista non rispetterebbe alcune disposizioni dell’Accordo Collettivo Nazionale del 15 gennaio 2026. Il sindacato richiama in particolare l’articolo 31, comma 6, che disciplina le attività dei medici già incaricati a ciclo di scelta nelle Case della Comunità, prevedendo per questi ultimi una distribuzione oraria dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20.

Tra le criticità evidenziate anche il mancato coinvolgimento di tutti i medici convenzionati interessati, la presunta invasione delle competenze organizzative aziendali da parte del Distretto e la necessità di chiarire il trattamento economico applicabile.

Sui compensi, la FIMMG contesta l’eventuale riconoscimento di 13,62 euro l’ora, richiamando un trattamento complessivo di 41,86 euro, composto da 38,86 euro di compenso orario e da un’integrazione regionale di 3 euro, laddove applicabile alla specifica posizione contrattuale.

La richiesta è quella di sospendere le disposizioni contestate e procedere a una verifica complessiva dell’organizzazione del servizio.

La replica dello SMI: «L’accordo firmato non si riscrive con una diffida»

A intervenire nella controversia è ora lo SMI, che contesta apertamente l’interpretazione avanzata dalla FIMMG Napoli e chiama in causa il segretario provinciale Luigi Sparano.

«Prima si sottoscrive un accordo. Poi si pretende di applicarlo secondo una lettura che ne altera la sequenza», sostiene il sindacato, accusando la FIMMG di chiedere il coinvolgimento di ulteriori professionisti senza dimostrare l’esistenza di un effettivo fabbisogno orario residuo.

Il nodo della contestazione riguarda proprio l’articolo 31, comma 6, dell’Accordo Collettivo Nazionale.

Secondo la lettura dello SMI, la norma stabilisce una precisa sequenza organizzativa: individuazione del fabbisogno, assegnazione delle attività al personale convenzionato già operante a rapporto orario e successiva ripartizione delle eventuali ore residue tra i medici a ciclo di scelta interessati.

«La parola residuo non è un ornamento da cancellare quando diventa scomodo», sottolinea lo SMI, ponendo una questione sostanziale: se il fabbisogno della Casa della Comunità è già coperto dai medici del ruolo unico di assistenza primaria, perché dovrebbe essere obbligatoriamente coinvolto ulteriore personale?

Per il sindacato, la ricognizione delle necessità assistenziali è legittima, ma non può tradursi automaticamente in un’estensione generalizzata degli incarichi.

Lo SMI ritiene quindi necessario che l’Azienda sanitaria quantifichi le ore effettivamente richieste, quelle già garantite e le eventuali scoperture, motivando le scelte organizzative.

Il nodo dei turni del sabato

Un ulteriore punto di contrasto riguarda l’articolazione settimanale delle attività.

Mentre la FIMMG contesta l’estensione dei turni al sabato richiamando le disposizioni previste per i medici a ciclo di scelta, lo SMI sostiene che tale limitazione non possa essere automaticamente applicata a tutti gli incarichi del ruolo unico di assistenza primaria.

Si tratterebbe, secondo il sindacato, di posizioni contrattuali differenti, soggette a regole e verifiche specifiche.

L’obiettivo dell’organizzazione territoriale, osserva lo SMI, resta quello di garantire la continuità dell’assistenza attraverso l’integrazione dei servizi, nel rispetto degli obblighi individuali dei professionisti.

Da qui la contestazione a una lettura dell’accordo che, secondo lo SMI, rischierebbe di estendere a categorie diverse disposizioni previste per specifiche tipologie di incarico.

All’ASL Napoli 3 Sud la richiesta di fare chiarezza

Nonostante le posizioni contrapposte, entrambe le organizzazioni chiamano in causa la responsabilità dell’Azienda sanitaria, seppure con richieste e interpretazioni differenti.

La FIMMG sollecita la revisione delle disposizioni contestate, il rispetto delle prerogative contrattuali e il riconoscimento dei compensi spettanti.

Lo SMI, invece, chiede una programmazione fondata su dati verificabili, senza introdurre obblighi ulteriori rispetto a quelli previsti dall’accordo nazionale.

«Quante ore servono a Volla? Quante sono già coperte? Quali restano scoperte? Con quali criteri si intendono assegnarle?», domanda il sindacato, invitando l’ASL Napoli 3 Sud a fornire risposte documentate.

«Chi ha firmato l’accordo ne rispetti le parole. Chi deve applicarlo non accetti che vengano riscritte per convenienza», conclude lo SMI.

La vicenda apre così un confronto sindacale sulla concreta applicazione della riforma dell’assistenza territoriale, in una fase in cui le Case della Comunità sono chiamate a diventare uno dei principali punti di riferimento per la sanità di prossimità.

Resta da conoscere la posizione ufficiale dell’ASL Napoli 3 Sud sulle contestazioni sollevate e verificare se siano intervenute modifiche alla programmazione inizialmente prevista.

Una questione che non riguarda soltanto i rapporti tra sindacati e Azienda sanitaria, ma anche la capacità del sistema di garantire servizi efficienti ai cittadini, attraverso regole chiare, personale adeguato e una gestione trasparente delle risorse.

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