Ci sono territori che non possono essere conosciuti soltanto attraverso ciò che se ne racconta. Bisogna entrarci, attraversarli, incontrarne le persone e fermarsi nei luoghi in cui la memoria ha lasciato le sue tracce.

È con questo spirito che i ragazzi dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano hanno inserito la Campania nel loro percorso, scegliendo di fare tappa anche a Caivano, dopo aver fatto tappa anche alla parrocchia San Nicola di Bari di Casal di Principe, dove ha avuto esito l’azione missionaria di Don Peppino Diana.

Ad accoglierli, presso la Parrocchia San Paolo Apostolo, sono stati padre Maurizio e don Gianfranco Maisto. Un incontro che ha rappresentato il punto di partenza per conoscere più da vicino una realtà complessa, troppo spesso raccontata esclusivamente attraverso le sue emergenze.

Dopo il momento vissuto in parrocchia, infatti, il gruppo ha proseguito la giornata con un itinerario attraverso alcuni dei luoghi simbolo della storia recente di Caivano, ripercorrendo idealmente il cammino di una comunità che negli anni ha conosciuto il dolore, ma che proprio dalle proprie ferite sta cercando di costruire una nuova stagione.

Non una visita, ma l’incontro con un territorio

La scelta di Caivano acquista un significato particolare se letta alla luce dello spirito che anima l’esperienza dell’Azione Cattolica di Cosenza-Bisignano. Nel Bilancio di sostenibilità, l’associazione racconta infatti la necessità di superare il rischio di rimanere all’interno di spazi conosciuti e rassicuranti e indica nell’“apertura dell’associazione verso l’esterno” uno degli elementi centrali del proprio cammino. Una Chiesa, dunque, che non aspetta soltanto, ma che va incontro. Nel documento ricorrono quattro parole che sembrano descrivere perfettamente anche l’esperienza vissuta a Caivano: uscire, incontrare, dialogare e costruire relazioni nuove. È esattamente ciò che è accaduto.

I ragazzi non hanno semplicemente raggiunto una destinazione prevista dal programma. Hanno provato a conoscere il territorio attraverso chi lo vive, ascoltando il racconto di una comunità e osservando da vicino i luoghi che ne custodiscono la memoria.

Dai luoghi del dolore ai segni della rinascita

Parlare di Caivano significa inevitabilmente fare i conti con una storia recente attraversata da ferite profonde.

Alcuni luoghi della città sono diventati nel tempo simboli di vicende che hanno scosso non soltanto la comunità locale, ma l’intero Paese. Luoghi nei quali il dolore ha assunto un nome, un volto e una memoria collettiva.

Ma fermarsi esclusivamente a quelle ferite significherebbe raccontare solo una parte della storia. Per questo il percorso compiuto dai ragazzi ha assunto il valore di un viaggio dal dolore alla rinascita: dalle pagine più difficili della città ai luoghi e alle esperienze che oggi testimoniano il tentativo di ricostruire, educare, aggregare e restituire speranza. Caivano è anche questo. È il lavoro silenzioso dei sacerdoti, delle parrocchie. È il volontariato. Sono le associazioni. Sono gli educatori, le famiglie e i cittadini che hanno deciso di restare e di impegnarsi. Sono soprattutto i giovani ai quali deve essere riconosciuta la possibilità di crescere senza sentirsi prigionieri dell’immagine attribuita al luogo nel quale sono nati.

La rinascita di un territorio, del resto, non coincide con la cancellazione del passato. Nasce dalla capacità di custodirne la memoria senza permettere che quella memoria diventi una condanna.

Una spiritualità che passa dalla vita reale

Anche sotto questo aspetto la visita caivanese sembra tradurre concretamente quanto l’Azione Cattolica di Cosenza-Bisignano racconta nel proprio documento. Nella sezione dedicata alla ricerca spirituale viene descritta una fede profondamente legata alla quotidianità: una spiritualità che non chiede di fuggire dalla vita, ma di imparare a leggerla diversamente. Il riferimento scelto è quello della Galilea, la terra nella quale il Risorto precede i discepoli: non uno spazio perfetto e rassicurante, ma un luogo concreto, fatto di quotidianità, contraddizioni e imperfezioni.

Una metafora che, nella giornata trascorsa a Caivano, assume quasi una dimensione fisica. La fede esce dalle stanze, percorre le strade e incontra le storie. E la missione smette così di essere un concetto astratto.

Lo ricordano anche le parole di Papa Francesco richiamate nel Bilancio: tutti i membri dell’Azione Cattolica sono chiamati a essere “dinamicamente missionari”, evitando di trasformare la preparazione alla missione in qualcosa di interminabile che impedisca poi di viverla realmente.

Essere “casa e strada”

L’Azione Cattolica di Cosenza-Bisignano porta con sé una storia lunga oltre un secolo. Il suo cammino diocesano viene fatto risalire al 1896 e attraversa generazioni, trasformazioni sociali, iniziative rivolte ai giovani, alle famiglie, al mondo del lavoro e alle persone più fragili. La tappa di Caivano può essere letta proprio attraverso queste due parole. La Parrocchia San Paolo Apostolo è diventata casa nell’accoglienza e nell’incontro con padre Maurizio e don Gianfranco Maisto. Le strade di Caivano sono diventate, subito dopo, il luogo nel quale quell’incontro è proseguito. Perché un territorio si comprende davvero quando si passa dalle parole ai volti, dalle statistiche alle storie, dalla rappresentazione alla realtà.

Caivano oltre Caivano

Forse è proprio questo uno degli aspetti più importanti che i ragazzi potranno portare con sé al termine del viaggio.

Esiste la Caivano raccontata dalle cronache. Ma esiste anche una Caivano che difficilmente entra nei titoli.

È quella che continua a costruire comunità nonostante tutto. Quella che custodisce le proprie ferite senza rinunciare alla speranza. Quella che prova a trasformare i luoghi segnati dal dolore in luoghi della memoria e la memoria in responsabilità verso le nuove generazioni. Infine è quella Caivano che chiede, piuttosto, di non essere raccontata soltanto attraverso quelle ferite.

Ed è forse proprio qui che il viaggio trova il suo significato più profondo: attraversare i luoghi del dolore per scoprire che, negli stessi luoghi, può cominciare anche una storia di rinascita.

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