Ieri all’alba, maxi operazione contro il clan dei Casalesi nel Casertano, con 23 misure cautelari disposte a soggetti indagati per vari reati: 19 in carcere, 4 ai domiciliari.

Il blitz è stato condotto dai militari del comando provinciale di Caserta e dal Ros, il raggruppamento operativo speciale di Napoli, su disposizione della Direzione distrettuale Antimafia partenopea. Nel mirino degli investigatori, soggetti ritenuti appartenenti ai vertici della fazione che fa riferimento a Michele Zagaria, il boss arrestato nel 2011.

Le misure cautelari eseguite, relative ad una inchiesta avviata dal 2019 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, riguardano anche indagati che si troverebbero all’estero. A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbero stati due fratelli di Michele Zagaria, Carmine e Antonio, entrambi attualmente liberi, mentre gli interessi economici sarebbero stati curati da Filippo Capaldo, nipote di “Capastorta” (figlio della sorella Beatrice) che, dopo la sua scarcerazione, nel 2019, si era trasferito in Spagna; il giovane è tra i destinatari dell’ordinanza, ed è stato arrestato a Tenerife. Il riciclaggio all’estero avveniva anche tramite appoggi nella città spagnola e a Dubai.

Le accuse

Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio. Contestati inoltre reati legati alla detenzione e al porto di armi e munizioni, oltre al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla concorrenza illecita con violenze e minacce.

Tra le attività in cui si era infiltrato il gruppo figurano l’imposizione nelle compravendite di terreni (con richieste tra i 15mila e oltre i 125mila euro), le intestazioni fittizie di attività commerciali e la gestione delle slot machine. Il gruppo aveva inoltre una cassa comune, alimentata anche attraverso investimenti in attività legali, come società di autonoleggio; i soldi provenienti dalle attività illecite venivano riciclati tramite imprese in Italia e in Spagna riconducibili al nipote di Michele Zagaria.

Operazione condotta da oltre 150 militari

All’operazione hanno partecipato oltre centocinquanta militari, tra cui oltre il personale del Ros, la squadre Sos del decimo reggimento Carabinieri Campania e unità cinofile impegnate nella ricerca di droga e armi.

Le mire espansionistiche: Caivano

I militari hanno poi documentato un progetto di espansione dei traffici di droga, sia per consolidare la già esistente presenza sul territorio, sia per inserirsi in nuovi mercati, come le piazze di spaccio di Caivano; in questa attività il gruppo si sarebbe mosso col supporto di esponenti della ‘ndrangheta, in particolare della provincia di Reggio Calabria, che facevano da fornitori per la cocaina.

Contestualmente all’esecuzione del provvedimento, i militari del Ros hanno disposto il sequestro complessivo di due aziende, per un valore complessivo stimato in 40 milioni di euro; sono state sequestrate anche armi, tra cui una mitraglietta Skorpion, un fucile a canne mozze e quattro pistole – circa 600 cartucce e 11 chili di droga. 

 

Caivano: i casalesi volevano diventare “grossiti” per le piazze spaccio

Il gruppo dei Casalesi aveva un obiettivo preciso, diventare il maggior grossista e dunque rivenditore “autorizzato” della droga, offrendo prezzo competitivo, ottima qualità e garantendo soprattutto rifornimento costante ed assicurato, attraverso un monitoraggio continuo gestito e diretto dalle “ndine”calabresi.

Nicola Gratteri: Zagaria aveva controllo assoluto del territorio

La fazione Zagaria del clan dei Casalesi: “è una delle famiglie storiche della camorra che nel corso dei decenni ha infettato e infestato tutta Italia arrivando anche all’estero, partendo come epicentro dalla provincia di Caserta. È un’indagine molto importante che parte da lontano, è un’indagine di serie A”.

“I capi d’imputazione, nei quali troviamo i reati tipici classici dell’organizzazione mafiosa, confermano che parliamo di una famiglia storica della camorra. Il controllo del territorio era assoluto, addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale. Il clan si è poi allargato al traffico di droga andando a imbattersi e a fare affari con delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta, soprattutto la famiglia Bellocco, e con proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai”, ha aggiunto Gratteri.

 

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