GIUGLIANO IN CAMPANIA – Colpiscono in pieno giorno, tra famiglie e bambini, trasformando una domenica di svago in un incubo. È accaduto lo scorso 22 marzo, all’ora di pranzo, nel parcheggio di un maneggio in via Licola Mare.
Mentre decine di persone trascorrevano qualche ora di relax, ignoti hanno preso di mira alcune auto in sosta. A far scattare l’allarme non è stato il rumore dei vetri infranti, ma una notifica sul cellulare: un SMS che segnalava un pagamento contactless da 20,40 euro. Poi un altro, e un altro ancora. In pochi minuti, cinque operazioni consecutive.
Le vittime, due mamme, hanno immediatamente intuito che qualcosa non andava. Raggiunto il parcheggio, la scoperta: vetri dell’auto in frantumi e borse sparite. All’interno, portafogli, auricolari e oggetti personali per un valore complessivo di circa 4mila euro.
Bloccate le carte di credito e lanciato l’allarme, sono intervenuti i carabinieri. Le indagini si sono concentrate sugli esercizi commerciali dove erano stati effettuati i pagamenti fraudolenti. Ed è proprio grazie ai sistemi di videosorveglianza di un’attività in via Santa Maria a Cubito che è emersa una prima svolta.
Le indagini
Le immagini mostrano chiaramente una donna scendere da un furgone bianco e dirigersi con decisione verso un distributore automatico di sigarette. Indossa abiti chiari e presenta evidenti tatuaggi sulle braccia. Un dettaglio che si rivelerà decisivo.
I carabinieri della stazione di Varcaturo, attraverso attività investigative tradizionali, individuano il mezzo: un Fiat Ducato bianco che da giorni si aggirava nella zona. All’interno, sempre le stesse due persone.
Il cerchio si stringe fino a ieri mattina, quando una pattuglia intercetta il veicolo in un’area di sosta nei pressi di un bar. Il furgone, intestato a una donna residente ad Albano Laziale, era stato trasformato in una vera e propria abitazione mobile, con letto, piccoli arredi e fornelli da campeggio.
A bordo vengono identificati un uomo di 34 anni e una donna di 27, entrambi nati a Roma e già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. La donna è la stessa ripresa dalle telecamere: i tatuaggi non lasciano dubbi.
Durante la perquisizione, i militari rinvengono parte della refurtiva: borse, occhiali e scarpe sottratti proprio nel maneggio di via Licola Mare.
Per entrambi scatta il fermo per ricettazione in concorso. Ma non è tutto. Nel corso degli accertamenti emerge che la donna aveva fornito un documento falso: una carta d’identità con numero poligrafico inesistente. Le verifiche dattiloscopiche consentono di risalire alla sua reale identità, facendo emergere anche due ordini di carcerazione già pendenti nei suoi confronti.
Per la 27enne, quindi, oltre al fermo scatta anche l’arresto. Entrambi sono stati condotti in carcere, in attesa dell’udienza di convalida. La merce recuperata è stata restituita ai legittimi proprietari.
Il meccanismo dei piccoli pagamenti
Dietro episodi come questo si nasconde una strategia ormai diffusa: utilizzare le carte rubate per pagamenti contactless di piccolo importo. Transazioni rapide, spesso sotto soglia, che non richiedono PIN e che, in molti casi, non attivano immediatamente sistemi di allerta bancaria. Un sistema che consente ai ladri di effettuare più operazioni nel giro di pochi minuti, prima che le vittime possano bloccare le carte.