Una caduta dal tetto di un capannone, l’assenza di dispositivi di sicurezza e un’assunzione che, secondo gli investigatori, sarebbe stata formalizzata soltanto dopo il tragico incidente. Emergono nuovi e inquietanti particolari dall’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio deceduto in seguito a un infortunio sul lavoro avvenuto il 2 ottobre scorso a Caivano.
Nella giornata di oggi, 9 ottobre, i carabinieri della Stazione di Caivano, con il supporto della locale Compagnia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di un 37enne residente a Caivano, datore di lavoro della vittima.
Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura, riguarda le ipotesi di reato di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.
La ricostruzione dell’incidente: operai sul tetto senza protezioni
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Salvatore Calignano si trovava sul tetto di un capannone industriale, impegnato nell’esecuzione di lavori edili insieme ad altri due operai irregolari, quando sarebbe precipitato al suolo.
Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, acquisite e analizzate dai carabinieri, avrebbero documentato la totale assenza di presidi e misure di protezione per i lavoratori impegnati in quota.
Un elemento centrale nell’inchiesta, che ha consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica dell’incidente e di individuare le presunte responsabilità.
Il lavoratore è deceduto il giorno successivo all’incidente, il 3 ottobre, presso l’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania.
L’assunzione registrata dopo la tragedia
Tra gli aspetti più rilevanti emersi dalle indagini figura la posizione lavorativa della vittima.
Secondo quanto comunicato dalla Procura di Napoli Nord, il datore di lavoro, presente sul luogo dell’incidente, avrebbe formalmente registrato l’assunzione dell’operaio soltanto dopo l’infortunio, indicando come decorrenza del rapporto lavorativo il giorno precedente.
Una procedura che, nell’ipotesi investigativa, sarebbe stata finalizzata a simulare l’esistenza di un regolare rapporto di lavoro.
La circostanza rappresenta uno degli elementi emersi nell’attività investigativa coordinata dall’autorità giudiziaria.
Le testimonianze e il ruolo delle telecamere
L’inchiesta ha dovuto superare anche alcune difficoltà iniziali, legate alla reticenza delle persone presenti sul luogo dell’incidente.
In un primo momento, infatti, gli investigatori avrebbero incontrato ostacoli nell’individuazione di testimoni disponibili a raccontare quanto accaduto.
La svolta è arrivata grazie alle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza, che hanno consentito ai carabinieri di identificare alcune persone che avevano assistito alla tragedia.
Successivamente, diversi testimoni, superando gli iniziali timori, hanno deciso di collaborare con gli inquirenti, fornendo elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Nessuno spostamento del corpo e soccorsi immediati
Gli accertamenti hanno permesso di chiarire anche un altro aspetto della vicenda.
Le iniziali ipotesi secondo cui l’operaio sarebbe stato spostato da terze persone dopo la caduta non hanno trovato riscontro nelle indagini.
Attraverso l’analisi delle immagini, delle registrazioni delle chiamate al 118 e dei dati GPS dell’ambulanza, gli investigatori hanno stabilito che il luogo in cui Salvatore Calignano è stato soccorso coincide con quello in cui è precipitato.
Non sono emersi, inoltre, elementi a sostegno dell’ipotesi di omissione di soccorso.
Secondo la ricostruzione della Procura, alcune persone estranee ai fatti, presenti sul posto, avrebbero prestato immediatamente assistenza al lavoratore, contattando tempestivamente il 118 e attendendo l’arrivo dei sanitari.
Indagato anche il proprietario del capannone
L’inchiesta non si limita alla posizione del datore di lavoro.
Risulta infatti indagato, per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, in ipotesi di cooperazione colposa, anche il committente dei lavori e proprietario del capannone dal quale è precipitata la vittima.
Gli accertamenti proseguono per definire compiutamente le responsabilità individuali e verificare tutte le circostanze relative all’organizzazione del cantiere e alle condizioni di sicurezza.
La morte di Salvatore Calignano riporta drammaticamente l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto nei cantieri in cui vengono effettuate attività ad alto rischio, come gli interventi sulle coperture degli edifici industriali.
Una tragedia che, alla luce degli elementi raccolti dagli investigatori, pone interrogativi sulle condizioni in cui operavano i lavoratori e sul rispetto delle più elementari misure di prevenzione.
L’ordinanza eseguita oggi rappresenta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.