Colpo alla “banda della spaccata”. All’alba del 27 maggio, il campo rom di Caivano è stato messo a soqquadro da una vasta operazione condotta dai carabinieri che ha portato all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti di dieci indagati residenti negli alloggi.
Nove indiziati sono originari di Maddaloni: Daniele Ahmetovic, Domenico Ahmetovic, Emilio Ahmetovic, Goran Ahmetovic, Igor Ahmetovic, Milenko Ahmetovic, Nicola Ahmetovic, Patrizio Ahmetovic e Stefano Ahmetovic, di età compresa tra i 23 e i 40 anni. Un altro, Giancarlo Laezza, di 29 anni, è di Napoli.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della locale Procura della Repubblica, nell’ambito di un’indagine coordinata sul presunto coinvolgimento degli indagati in una serie articolata di reati predatori. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i soggetti fermati sarebbero gravemente indiziati di aver costituito un’associazione finalizzata alla commissione di furti, rapine, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Le indagini risalgono al periodo che va da gennaio ad aprile 2026
L’attività investigativa, che va da gennaio ad aprile 2026, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, avrebbe fatto emergere una vera associazione a delinquere con 70 episodi delittuosi, tra rapine ad automobilisti, spaccate e assalto agli Atm. La “banda della spaccata”, così come definita in gergo, si serviva di un’automobile modificata con bande anteriori fortificate per imprimere dei colpi alle vetrine dei negozi e procedere con la distruzione degli Atm delle banche.

Prima i furti, poi i festeggiamenti sui social
Secondo gli investigatori, il numero dei reati contestati restituirebbe l’immagine di un sistema organizzato e stabile, in grado di agire con frequenza e rapidità sul territorio. Sarebbero infatti undici i furti ai danni di Atm registrati nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Dopo le rapine, i “festeggiamenti” sui social con video dove veniva ostentato il bottino ottenuto, per rafforzare il prestigio criminale.
Tra gli elementi che sono emersi dalle indagini, comportamenti anomali e resistenza al pubblico ufficiale. In almeno un episodio, il gruppo avrebbe svuotato alcuni estintori per creare una cortina opaca e ridurre la visibilità delle forze dell’ordine, guadagnando così tempo per allontanarsi dal luogo del reato.
Durante il blitz, sono emersi altri dettagli, come le armi (pistole calibro 9) nascoste all’interno degli alloggi, oggetti ed elettrodomestici di valore rigorosamente provenienti dai furti effettuati nel corso del tempo.