NAPOLI – Sono entrati dal sottosuolo, hanno preso in ostaggio clienti e dipendenti e poi sono spariti nel nulla. Tutto in meno di un’ora. Il colpo alla filiale Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Arenella, riporta Napoli indietro nel tempo, quando a colpire erano le bande specializzate nei cunicoli: la cosiddetta “banda del buco”.
Cinque i rapinatori in azione. Il gruppo ha scavato un passaggio dal sottosuolo fino a raggiungere direttamente i locali della banca, facendo irruzione all’interno senza passare dall’ingresso principale. Circa 300 cassette di sicurezza svuotate: beni, oggetti preziosi e documenti importanti rubati, ancora da quantificare.
Indossavano tute scure da operai e maschere raffiguranti attori americani famosi: un travestimento studiato per rendere difficile ogni possibile identificazione e, allo stesso tempo, confondere le vittime. Una volta dentro, il commando ha preso il controllo della situazione: circa 25 persone, tra clienti e dipendenti, sono state tenute sotto ostaggio per oltre un’ora. Ad una donna che ha avvertito un malore, le hanno offerto un bicchiere d’acqua e con tono rassicurante ed accento napoletano hanno provato ad “alzare il morale” del gruppo, gestendo la rapina in tutta calma. Solo dopo, la Sezione Investigazioni Scientifiche era impegnata nei rilievi per ricostruire la dinamica dell’assalto.
L’obiettivo erano le cassette di sicurezza. Centinaia quelle svuotate, anche se il valore complessivo del bottino è ancora da quantificare. Un’operazione che, per modalità e precisione, lascia pensare a una pianificazione durata settimane. Sul posto è scattato un imponente intervento delle forze dell’ordine. Carabinieri e polizia hanno circondato l’area, mentre i vigili del fuoco hanno lavorato per aprire un varco e consentire l’ingresso. Gli ostaggi sono stati liberati senza conseguenze fisiche. I rapinatori, invece, sono riusciti a fuggire, con ogni probabilità utilizzando lo stesso percorso sotterraneo scavato per entrare. Il varco, come si può notare dall’ elaborazione tridimensionale degli scavi effettuati sotto il caveau dal geologo Gianluca Minin, è stato scavato da settimane, senza lasciar alcun sospetto. Pare infatti, che all’esterno della banca definita da più testimoni oculari “un supermercato” non ci fossero abbastanza controlli da poter limitare l’accesso a individui potenzialmente sospetti. I rapinatori, quindi, avrebbero agito in modo completamente indisturbato.
A conferma della gravità dell’episodio, sul luogo della rapina è arrivato anche il procuratore Nicola Gratteri. Le indagini sono ora concentrate sulla ricostruzione dell’intera rete logistica: dai cunicoli agli eventuali complici.
La truffa dopo la rapina…
Ma il colpo alla banca apre anche un altro fronte, ancora più insidioso. Nel pomeriggio di ieri, un uomo si è finto maresciallo dei carabinieri e ha contattato telefonicamente una donna di Posillipo, sostenendo di essere impegnato nelle indagini sulla rapina. L’obiettivo era chiaro: ottenere informazioni su contanti e gioielli presenti in casa.
La chiamata è avvenuta tramite spoofing: sul telefono della vittima compariva il numero reale della Stazione dei Carabinieri. Un dettaglio capace di ingannare chiunque. La donna, però, ha intuito il pericolo. Durante la telefonata ha contattato il 112 con un altro telefono, ricevendo la conferma che nessun carabiniere la stava chiamando.Un episodio che accende l’allarme su una nuova strategia criminale: sfruttare fatti di cronaca reale per rendere le truffe ancora più credibili.