Quattordici anni di reclusione per Vincenzo Zampella e Armando Falco. Assoluzione per Gaetano Ponticelli. Un anno e dieci mesi, con pena sospesa, per Arcangelo Della Rocca. Una condanna e quattro assoluzioni sul fronte degli imprenditori e degli altri imputati. È una sentenza articolata quella pronunciata dal Tribunale di Napoli Nord nel processo con rito ordinario nato dalla grande inchiesta che nel 2023 travolse il Comune di Caivano e portò la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a ipotizzare un sistema di rapporti tra politica, apparato amministrativo, imprese e criminalità organizzata intorno alla gestione degli appalti pubblici.

Il collegio presieduto dal giudice Luigi Buono ha inflitto le pene più pesanti all’ex capo dell’Ufficio tecnico comunale Vincenzo Zampella e ad Armando Falco, ex segretario di Italia Viva: 14 anni ciascuno. Per Falco la pena supera di un anno quella richiesta dalla pubblica accusa. Di segno opposto il verdetto per Gaetano Ponticelli, ex consigliere comunale di Forza Italia, difeso dagli avvocati dello studio Maiello. La Procura aveva chiesto nei suoi confronti 12 anni di reclusione, ma il Tribunale lo ha assolto. La difesa aveva contestato radicalmente la ricostruzione accusatoria e gli elementi utilizzati per collocare Ponticelli all’interno del presunto sistema. Per conoscere le ragioni giuridiche e probatorie che hanno portato all’assoluzione sarà però necessario attendere il deposito delle motivazioni della sentenza.

Della Rocca, dalle tangenti al pestaggio del 2021

Tra le posizioni maggiormente ridimensionate rispetto alle richieste della Procura c’è quella di Arcangelo Della Rocca, già consigliere comunale e assessore del Pd, difeso dall’avvocato Gennaro Iannotti.

La pubblica accusa aveva chiesto per lui sette anni. Il Tribunale lo ha condannato a un anno e dieci mesi, con pena sospesa, senza riconoscere l’aggravante associativa. La sentenza distingue quindi gli episodi corruttivi ritenuti provati dalla partecipazione al sistema associativo di matrice camorristica prospettato dall’accusa, che nei suoi confronti non è stata riconosciuta. Ed è proprio la storia di Della Rocca a incrociarsi con la genesi dell’inchiesta.

Il 20 settembre 2021, quando era consigliere comunale, Della Rocca fu vittima di una violenta aggressione sotto casa. Due uomini arrivati in scooter lo avvicinarono e lo colpirono al volto. Inizialmente mostrò reticenza nel raccontare l’accaduto agli investigatori, per poi formalizzare successivamente la denuncia.

Quell’episodio contribuì ad attirare l’attenzione degli inquirenti sulle pressioni esercitate intorno alla vita politico-amministrativa di Caivano. Le successive attività investigative e le intercettazioni avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire l’aggressione e di ricondurla, secondo l’ipotesi investigativa, agli ambienti criminali sui quali si sarebbe poi concentrata la più ampia indagine.

Un particolare che oggi assume un significato ancora maggiore: uno degli uomini finiti successivamente sotto processo era stato anche vittima di un’aggressione che gli investigatori collegarono alle pressioni criminali esercitate sull’amministrazione locale.

L’inchiesta che sconvolse Caivano

Per comprendere la portata della sentenza bisogna tornare all’autunno del 2023. Il 10 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna eseguirono nove fermi disposti dalla DDA di Napoli. Tra le persone coinvolte figuravano l’ex assessore Carmine Peluso, l’ex consigliere Giovanbattista Alibrico, Armando Falco, il tecnico Martino Pezzella e Vincenzo Zampella.

L’indagine, sviluppata principalmente su fatti collocati tra il 2022 e il 2023, puntava sulla gestione degli appalti pubblici del Comune.

Secondo l’ipotesi della DDA, alcune procedure sarebbero state condizionate per favorire determinate imprese, mentre informazioni relative agli affidamenti sarebbero arrivate anche agli ambienti criminali, permettendo di indirizzare richieste estorsive verso le ditte.

Il mese successivo il quadro giudiziario si ampliò con 18 misure cautelari, comprendendo anche imprenditori.

L’inchiesta giudiziaria si inserì in una fase già drammatica per la vita istituzionale di Caivano. Il Consiglio comunale era stato sciolto il 31 agosto 2023 dopo le dimissioni di 13 consiglieri su 24. Successivamente arrivò il provvedimento previsto dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata, con l’affidamento della gestione del Comune alla commissione straordinaria.

Il processo si divide

Dalla maxi inchiesta sono poi nati percorsi giudiziari differenti. Alcuni imputati hanno scelto il rito abbreviato, altri hanno affrontato il dibattimento ordinario. Nel primo filone erano già arrivate diverse condanne, alcune successivamente rideterminate in appello. Nel frattempo Carmine Peluso, ex assessore ai Lavori pubblici, ha iniziato a collaborare con la giustizia. Nel corso del processo ha ricostruito davanti ai magistrati, dal proprio punto di vista, il funzionamento degli affidamenti e i rapporti tra esponenti politici, funzionari, imprenditori e soggetti legati alla criminalità.

Le sue dichiarazioni sono entrate nel materiale processuale e sono state sottoposte, insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori, al vaglio del Tribunale.

Ed è proprio la sentenza del rito ordinario a restituire oggi una fotografia nella quale le singole responsabilità risultano fortemente differenziate.

Una condanna e quattro assoluzioni sul fronte imprenditoriale

Il verdetto è articolato anche per gli imprenditori e gli altri soggetti coinvolti.

Domenico Amico è stato condannato a cinque anni di reclusione, mentre sono stati assolti Michela Amico, Francesco Peluso e Teresa Peluso. Assolta anche Filomena Coppeta, per la quale era stata la stessa pubblica accusa a chiedere l’assoluzione.

Per Zampella e Falco i giudici hanno disposto inoltre la sorveglianza speciale per tre anni. Insieme a Della Rocca sono stati condannati al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili, tra cui il Comune di Caivano e l’associazione Caponnetto.

Cosa resta del “sistema Caivano”?

È probabilmente questa la domanda che accompagnerà il processo fino al deposito delle motivazioni.

La sentenza non consente una lettura semplicistica.

Da una parte ci sono due condanne a 14 anni, che certificano in primo grado responsabilità molto gravi per Zampella e Falco. Dall’altra ci sono l’assoluzione di Ponticelli, nonostante una richiesta della Procura di 12 anni, il netto ridimensionamento della posizione di Della Rocca e quattro assoluzioni tra imprenditori e altri imputati.

Particolarmente significativa è proprio la distinzione operata nel caso Della Rocca: la responsabilità per gli episodi corruttivi riconosciuti dal Tribunale non è stata equiparata alla partecipazione al sistema associativo di matrice camorristica contestato dalla DDA.

Per Ponticelli il dato è ancora più netto: assoluzione dopo una richiesta di 12 anni.

Saranno quindi le motivazioni, attese entro 90 giorni, a permettere di comprendere quali elementi della ricostruzione originaria della Procura abbiano superato la prova del dibattimento e quali siano stati invece ritenuti insufficienti.

A quasi tre anni dall’inchiesta che sconvolse Caivano, il primo grado del rito ordinario non consegna dunque un’unica risposta, ma separa nettamente storie e responsabilità individuali.

E riporta il processo al suo punto essenziale: non basta essere finiti dentro la stessa inchiesta per avere avuto lo stesso ruolo nel sistema ipotizzato dagli investigatori.

La sentenza non è definitiva. Gli imputati condannati potranno proporre appello e per tutti resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

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