Il dottor Pasquale Persico, Segretario Aziendale SMI di Caserta ha ufficialmente contestato l’imposizione da parte della Regione Campania, ai Medici  di Medicina Generale dell’Asl di Caserta, relativa all’utilizzo della piattaforma regionale “AnDiamo 2.0” per l’attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). All’uopo ha presentato un esposto- denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e per quanto di competenza, alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania, alla Guardia di Finanza e al Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli.

 

Inoltre domani i Medici di Medicina Generale parteciperanno al Comitato Aziendale indetto dall’Asl poiché tra gli argomenti all’odg, figura l’aggiornamento della piattaforma “AnDiamo”, siamo certi che anziché un aggiornamento, da parte dello SMI sarà la presa d’atto di una piattaforma che non è per i Medici di Medicina Generale, nonostante la si voglia a tutti i costi imporre.

“Nella Pubblica Amministrazione le regole dovrebbero essere semplici: gli obblighi si introducono con atti ufficiali, non con interpretazioni la dichiarato il dottore Pasquale Persico- Le direttive si diramano, si protocollano e si motivano; non si affidano a documenti privi di una chiara assunzione di responsabilità. E’ proprio questo il nodo della vicenda AnDiamo 2.0 e dell’inserimento delle schede SVAMA A nell’ADI del Distretto 17/19 dell’Asl Caserta. Da mesi i Medici di Medicina Generale chiedono una sola cosa: un atto ufficiale. Una delibera. Una disposizione della Direzione Generale. Una nota protocollata, firmata e motivata che imponga, se davvero esiste, l’obbligo di inserire direttamente la SVAMA A sulla piattaforma AnDiamo 2.0.

La risposta? Ad oggi non è stato esibito alcun provvedimento formalmente adottato, che introduca tale obbligo. Al suo posto continuano a circolare comunicazioni che, per struttura e linguaggio, sembrano richiamare elaborazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale: richiami normativi assemblati, interpretazioni, collegamenti giuridici e conclusioni che pretendono di trasformare una opinione in un obbligo.

 

Per di più, tali comunicazioni risulterebbero diffuse, senza una chiara sottoscrizione da parte di un dirigente o di un responsabile che se ne assuma la paternità. Il punto non è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’AI è uno strumento straordinario se utilizzato correttamente. Il problema nasce quando viene impiegata per confezionare interpretazioni giuridico-amministrative che sembrano voler sostituire gli atti ufficiali della Pubblica Amministrazione. Nessuno mette in discussione la tecnologia. Si contesta invece, un metodo che rischia di ribaltare i principi fondamentali dell’azione amministrativa.

 

Un algoritmo non firma gli atti. Un software non assume responsabilità. Un testo, per quanto ben scritto, non acquisisce valore giuridico solo perché cita norme e sentenze. Un principio elementare della Pubblica Amministrazione è che chi esercita un potere, deve assumersene la responsabilità. Le decisioni si firmano. Le interpretazioni che incidono sull’attività professionale dei medici si motivano. Gli obblighi si introducono con provvedimenti legittimi, non con documenti privi di una chiara attribuzione.

 

L’impressione è che in assenza di una base normativa esplicita, si tenti di costruire un obbligo, attraverso una successione di interpretazioni sempre più creative. Ma un obbligo non nasce, perché viene ripetuto cento volte: nasce solo se previsto dalla legge, dall’ACN, dall’AIR o da un provvedimento amministrativo valido.

 

Se esiste un atto che impone ai Medici di Medicina Generale l’inserimento della SVAMA A su AnDiamo 2.0., lo si pubblichi integralmente. Se non esiste sarebbe doveroso prenderne atto, evitando di continuare a diffondere interpretazioni che rischiano soltanto, di alimentare confusione, tensioni ed inevitabili contenziosi. La trasparenza amministrativa non è un favore concesso ai cittadini o ai professionisti: è un obbligo della Pubblica Amministrazione. Le amministrazioni parlano attraverso atti protocollati, firmati e motivati, non attraverso documenti che sembrano voler persuadere più che amministrare. C’è poi un aspetto che merita una riflessione.

 

Se davvero l’Amministrazione ritiene di poter imporre nuovi adempimenti ai Medici di Medicina Generale, abbia il coraggio istituzionale di farlo con provvedimento ufficiale, assumendosene ogni responsabilità amministrativa, contabile e giuridica. Diversamente, si ha la sensazione che si preferisca affidare il peso delle decisioni a documenti interpretativi telefonate impositorie privi di una chiara assunzione di responsabilità, lasciando ai medici l’onere di adeguarsi e, se necessario, difendersi.

 

Lo SMI contesta un metodo che rischia di trasformare un algoritmo, in una fonte del diritto e una risposta generata dall’IA in una direttiva amministrativa. L’intelligenza artificiale può essere uno straordinario strumento di supporto alle decisioni, ma non può diventare il paravento dietro il quale si nasconde, chi dovrebbe assumersi la responsabilità delle proprie determinazioni. I Medici di Medicina Generale non chiedono privilegi.

 

Chiedono semplicemente ciò che uno Stato di diritto garantisce a chiunque: regole certe, atti pubblici, trasparenza amministrativa e interlocutori che abbiano il coraggio di firmare ciò che scrivono. Perché il principio dovrebbe essere semplice e non negoziabile: nella Pubblica Amministrazione comandano gli atti, non i chatbot. Gli obblighi non si generano con un prompt, ma con un provvedimento legittimo. Le interpretazioni non sostituiscono la legge. E le firme non possono essere rimpiazzate dagli algoritmi”.

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